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Cinque presidi in cinque anni: a Montesacro genitori dell'IC Piazza Capri in rivolta

All'IC Piazza Capri la dirigente scolastica del "Gran ballo fascista"

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  • Ma dall'USR l'intenzione è quella di procedere alla sostituzione. Non il certo per l'incerto: nell'IC di Piazza Capri potrebbe arrivare la dirigente che solo qualche tempo fa balzò agli onori delle cronache per  aver organizzato un "Gran Ballo Fascista" alla Guido Alessi
    "Nonostante le richieste congiunte di genitori, insegnanti e dello stesso dirigente in reggenza, l'USR del Lazio ci assegna un'altra dirigente finita sui giornali diverse volte, addirittura per aver organizzato un ballo scolastico in stile "fascista". Oggetto anche di interrogazioni parlamentari e richiamo dal MIUR"  - il commento della presidente Cavalcanti. 

    La richiesta all'USR: "Dateci continuità e armonia"

    Da li la richiesta all'Ufficio Scolastico Regionale di sospendere l'assegnazione della nuova preside e soprattutto quella di far rimanere all'IC di Piazza Capri l'attuale dirigente:  "In quest'ultimo anno noi abbiamo trovato il vero preside, attento e competente. Abbiamo trovato la continuità, l'armonia, l'impegno, il risollevarsi da rotture e scontri interni causati dai precedenti dirigenti, perché l'USR Lazio vuole rovinare la nostra scuola? " - si chiedono i genitori di Montesacro. 

    Famiglie e insegnanti pronti a protestare in maniera fragorosa. Nessuno ostacoli la continuità, e la serenità, di un ambiente scolastico che con l'ultima dirigenza è rinato: sembrano dire in una strenua difesa del preside che in appena un anno è riuscito a conquistare davvero tutti. 



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    Questo volume illustra un modello concreto per applicare in classe le strategie partecipative e collaborative che si sono rivelate più efficaci per migliorare la socializzazione tra gli alunni, la sensibilità verso gli altri, l'impegno a discutere e ad argomentare le proprie opinioni. Creare in classe un clima fortemente collaborativo, di squadra, diffonde infatti un senso di benessere, all'interno del quale ognuno è invitato a esplorare le proprie caratteristiche per condividerle con gli altri. In questo modo, l'esperienza scolastica non è soltanto apprendimento di competenze cognitive, ma anche opportunità di crescita emotiva e personale. La valorizzazione delle risorse del gruppo classe offre, inoltre, il vantaggio di poter gestire meglio le situazioni di disagio, di demotivazione e di disabilità o disturbi dell'apprendimento. Partendo dai presupposti del costruttivismo e utilizzando molti spunti della sua esperienza, l'autore sottolinea l'importanza del "pensare insieme", del rendersi disponibili al confronto con gli altri, per ampliare il proprio punto di vista e contribuire ad arricchire le prospettive altrui. Il testo fornisce varie strategie per valorizzare le potenzialità degli studenti, sia come persone singole, sia come gruppo. Destinatari privilegiati dell'opera sono gli insegnanti e gli educatori, quotidianamente a contatto con il gruppo classe, ma anche i genitori, perché possano comprendere quanto sia delicato il lavoro educativo svolto a scuola. Nel libro l'autore si confronta con gli insegnanti in modo dialettico, con uno stile scorrevole e un linguaggio semplice. Vengono discusse 120 domande inerenti al mondo scolastico, molte accompagnate da osservazioni, obiezioni e chiarimenti, attraverso le quali il lettore può entrare nel vivo della classe e percepire il fermento che la anima. Questo volume regala un vasto panorama di soluzioni e opportunità, corredato di schemi, disegni, esempi e da aneddoti che ne rendono piacevole la lettura.

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    È ormai condivisa, a diversi livelli di competenza politica ed economica, l'idea che la crisi europea non sia in realtà dovuta a debiti pubblici eccessivi, come si è creduto o tentato di far credere mentre nel 2010-2011 i mercati finanziari scommettevano al ribasso sui titoli di Stato dei paesi della periferia europea. È stata sbagliata la diagnosi fin dall'inizio, quando si è cominciato a parlare di una " crisi dei debiti sovrani ". Si è pensato che il male da combattere fosse il cancro del debito pubblico e lo si è aggredito con le politiche di austerity. I risultati sono visibili in una depressione più lunga e dagli effetti più devastanti di quella degli anni '30, mentre i debiti in capo ai governi continuano a crescere. Sarebbe sbagliato credere che la calma dei mercati degli ultimi mesi, riflesso  Vero Moda Vmdidde Ls Badge Sweat Dnm Swt, Felpa Donna Bianco Snow White
    , sia il segnale di una crisi ormai finita. In realtà il paziente, l'Unione monetaria, non è ancora fuori pericolo a causa degli effetti collaterali di una cura somministrata senza che si fosse compresa la natura della malattia.

    La radice del problema economico in Europa è infatti costituita  non dai debiti pubblici ma dai debiti esteri . Il debito di uno Stato costituisce un problema internazionale soltanto nella misura in cui è detenuto all'estero. Il debito pubblico italiano non era cresciuto granché prima dello scoppio della crisi, meno di quello tedesco; ma era cresciuta enormemente la quota dei titoli di stato italiani detenuti da investitori stranieri. È questo che ha lasciato il governo italiano, come quello degli altri paesi periferici, in balia dei mercati finanziari internazionali. In quest'ottica, la faglia che rischia di spaccare l'Unione monetaria è quella che continua a separare e contrapporre paesi creditori e paesi debitori. Questa faglia si è creata a causa, e non a dispetto, del processo di unificazione. Grazie alla moneta unica e all'integrazione dei mercati finanziari europei, a partire dalla fine degli anni '90 cospicui flussi di capitali si sono mossi dal nord al sud, dal centro alla periferia, liberamente, senza rischio di cambio e con grande liquidità. E, grazie a quei flussi di capitali, i paesi della periferia hanno potuto indebitarsi in maniera altrettanto irresponsabile. Fino allo scoppio della crisi.